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Bambini e cani pericolosi
Un articolo simile era nel mio cassetto da tempo. Il rapporto Bambino/Cane è infatti un argomento-tormentone che ad alterni periodi, di preferenza durante il torpore estivo, scuote gli animi della gente, contrapponendo due partiti altrettanto rigidi e poco inclini al dialogo e al confronto.
Ci sono gli innocentisti, che propugnano l’innocenza del cane di default, che individuano le colpe esclusivamente nella sua cattiva gestione da parte dell’uomo, e i colpevolisti pronti a stilare elenchi di proscrizione dove troverebbero posto le solite razze definite pericolose, utilizzando gli usuali preconcetti e la usuale mancanza assoluta di conoscenza dell’argomento.
Certamente scrivere oggi quanto segue, dopo i recentissimi fatti di cronaca, non è piacevole, sembra essere dotati di scarsa sensibilità. Sembra inappropriato tentare un’analisi cruda e senza l’emotività che spesso in questi casi ammanta ogni considerazione pro o contro.

Intanto devo smentire un luogo comune e cioè: NON è vero che non esiste il cane killer. Esiste eccome, purtroppo escludere a priori l’esistenza del soggetto (ho detto soggetto e non razza) pericoloso per indole rende un cattivo servizio anche al soggetto semplicemente aggressivo ma perfettamente gestibile.
Il fatto che ormai sia politicamente scorretto parlare di eutanasia per cani irrecuperabili rende nervose e sorde molte persone. Purtroppo gli integralismi di ogni sorta mietono molte vittime e anche il fatto di non voler sentire che esistano, per quanto pochi siano, soggetti squilibrati che non hanno modo di essere riabilitati non ottiene altro risultato che fare di tutta l’erba un fascio, non permettendo al buon senso di fare i dovuti distinguo.
Chi mi conosce a prescindere che condivida o meno le mie posizioni in cinofilia, non potrà certo negare che durante la mia vita (fosse solo per mera questione anagrafica) io abbia potuto vedere, analizzare ecc. un numero di cani notevole che ad oggi supera il migliaio. Di questo campione il 95 % rientra in quelle razze ritenute a torto o a ragione pericolose. Su questo grande numero di soggetti solo 5 o 6 erano squilibrati nel vero senso della parola, se fossero state persone avrebbero dovuto essere rinchiuse in strutture di massima sicurezza perché ci sarebbe stata la grande probabilità (quasi una certezza) che avrebbero commesso nuovamente lo stesso crimine senza pentimento. In quei pochissimi casi sono pro eutanasia perché non credo nello spreco delle risorse oltre al fatto che si condannerebbe il cane a una NON vita alla faccia del benessere animale. In tutti i casi (la metà) in cui non si è proceduto alla immediata soppressione, i cani in questione hanno morso ancora più malamente.

D’altro canto NON è neppure vero che un cane equilibrato debba essere automaticamente anche adatto ai bambini. Spesso cani che aggrediscono bambini molto piccoli vengono velocemente riabilitati senza recare più nessun danno e, spostati in una situazione famigliare adatta a loro, vivono serenamente il resto della loro vita senza nessun ulteriore episodio sgradevole. Il bambino molto piccolo viene riconosciuto a fatica come “persona” da alcuni cani. In natura ricordiamo che l’infanticidio è naturale per un maschio che non riconosce come suo un cucciolo, un bimbo cammina, vocalizza, odora in modo differente da un adulto, per questa ragione si deve introdurre gradualmente il nuovo cucciolo d’uomo in un branco dove esista una gerarchia consolidata con cani adulti che possono vedere il nuovo arrivato come preda o come fastidiosa novità che sottrae loro l’attenzione del padrone. Tutto questo è semplice zooantropologia applicata, questo vale per cani di tutte le taglie e razze ma ovviamente diventa vitale quando la differenza di forza e mole tra bambino e cane diventa importante.
Facciamo un esempio. Nessuno di noi mette in dubbio che tra una padella e un lungo coltello da filetto, benché entrambi si possano trovare in cucina, il coltello si possa considerare un’arma mentre la padella no anche se è pur vero che in teoria si potrebbe uccidere un uomo pure a padellate. Allora cosa si fa? Si dice che il coltello è pericoloso e lo si chiude nell’armadio delle armi? Non credo proprio, ciò non toglie che nessuno penserebbe di lasciare nelle mani di un bambino un coltello lungo e affilato. Coltello e padella possono essere assimilati a cani di razze diverse, dove una delle due per mole, temperamento, aggressività, forza muscolare è più assimilabile ad un coltello mentre l’altra a una padella.

Fintanto che il mondo si dividerà in monolitici gruppi di “animalisti” e “bambinisti” non si arriverà da nessuna parte.
Anche la trovata del patentino la trovo quanto mai poco sensata o almeno la troverò valida e pregevole nel momento in cui anche essere genitori dovrà venire autorizzato da un analogo attestato…
Il problema secondo me sta a monte, io leggo la faccenda da un altro punto di vista. L’inizio della fine risiede nel momento in cui la famiglia tradizionale si è trasformata in quella più comune nella società odierna.
Una famiglia che spesso se non disfunzionale direi è al limite della funzionalità.
Fino a qualche tempo addietro, direi un paio di generazioni, era normale saper “leggere” gli animali per una sorta di imprinting naturale che era dato dall’ambiente più legato di quello odierno alla vita all’aria aperta. Da bambini si imparava subito a NON importunare il cane che dorme o mangia, a chiedere “per favore” se si poteva o no giocare con gli animali; anche chi viveva in un contesto urbano aveva l’opportunità di visitare periodicamente nonni o parenti che ancora stavano in campagna. Fin da piccoli si imparava che il ciclo della vita e della morte erano una cosa sola e il RISPETTO per gli altri (animali e persone) non era una questione di buona educazione ma di sopravvivenza.
Un giorno mio nonno prese il fucile e sparò al suo cane pastore simil-bergamasco che avevamo, perché aveva ucciso tutti gli animali del cortile e aveva morso mia madre che tentava di fermarlo. Mi ricordo che piansi per due giorni e tenni il muso a mio nonno, il quale mi spiegò nella sua cinofilia spicciola ma efficace che “un cane adulto che si comporta in quel modo all’ improvviso, soprattutto un cane da pastore, ha qualcosa che non va” e quella era stata a suo modo di vedere la soluzione con minor perdite per tutti. Del resto quello stesso nonno accudì fino all’età di 18 anni un altro dei suoi cani dal quale veniva spesso morso perché ormai sordo e cieco…ma in quel caso eravamo noi a dover rispettare il povero e vecchio Frank. Mio nonno “leggeva” i cani e gli animali senza patentini di sorta! Ora teniamo figli e cani in un mondo ovattato fatto di cose naturali che sono tabù e cose innaturali che sono all’ordine del giorno.
Come mai questi odiosi fatti di cronaca di bambini aggrediti dal loro cane non si verificano mai nelle famiglie di pastori, nei contesti agricoli con cani da lavoro, oppure nelle famiglie di allevatori (sì, perché anche gli allevatori a volte hanno dei figli…)? Forse perché a queste persone vengono naturali certi comportamenti? Per esempio evitare di lasciare un bambino piccolo insieme a cani che potrebbero competere fra loro perché dello stesso sesso? Oppure perché colgono i segnali di disagio di un cane prima che li esprima con un comportamento?
Comunque sia il problema affonda sempre le radici nello stesso terreno. L’arroganza dell’uomo che non ha più tempo di ascoltare la natura.

Antonella Ghidini




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